Nel lusso, in luoghi da fiaba,
dov’ero come decoro al desiderio d’esser serviti,
c’era un tesoro di cui i miei occhi si accorsero,
nel mezzo dei fasti gloriosi, ed era incantevole.
I primi timidi sguardi fugaci a quella creatura,
tra le fronde appuntite del suo amore,
furono quelli che impressero nella memoria il suo aspetto,
cosi fragile ed esile, ma sensuale e dolcissimo.
E come tenui raggi di sole,
che inondano le scure e rigogliose immensità sopite nell’ombra,
quando la vidi libera da ogni restrizione,
ciò che mi scosse dalla monotona orchestrale sinfonia,
fu la passione nel guardare i suoi occhi,
poichè mi persi nei suoi colori,
come si perde lo sguardo tra gli alberi e la nebbia,
e da quel bilico tra abbandono e follia,
rapito da un uragano quando volteggiare leggeri nell’aria
si adagiavano sciolti i suoi capelli,
e intorno profumava scuro il suo odore.
Ma la mia sposa da tempo appartiene ad altre terre,
e per quanto incommensurabile sia la gioia della sola muta ammirazione,
non v’è al mondo dolore peggiore di non poterla toccare,
ma continuare a guardarla in luoghi da fiaba,
nel lusso ove dimora,
come un gioiello che brilla e illumina i miei sogni.

