Di luna intrisa la sua pelle, candida e pura come la
spuma del mare, bianca con riflessi d’argento che
svaniscono nell’ombra, rarefatta la sua figura nella notte
rischiarata dall’astro, accarezzata da fini tessuti che
l’amalgamano all’oscurità, ornata da preziose vesti
ricamate sulla perfezione, inondate dai suoi riflessi
cristallini, nel vento perso nella gelida brezza notturna
svolazzano i drappi che la ricoprono, accompagnati
nella magnificenza della danza, dai suoi
capelli, neri e lunghissimi, accarezzati
dall’aria che baciano con il loro odore,
spandendo un’aurea di grovigliosa bellezza ovunque
sguardo non possa essere distratto dalla
immane profondità dei verdi turbini
dei suoi occhi, trappole fatali per ogni essere che
osi fissarli e rispecchiarsi in una beltà senza pari;
sofferenze atroci attendono i dannati che pensano di guardare
qualcosa di divino senza flagellarsi di lacrime e dolore,
qualcosa che per quanto di umana somiglianza sia,
appartiene ad un angelo.
Turbini fitti come la più rigogliosa delle foreste,
guardarla Ë come rimanere intrappolati
in grovigli di fronde assetate di desiderio,
tra lancinanti lamenti essere felici per lo straordinario
spettacolo della natura, ma Ë anche indescrivibile
la meraviglia del calore che ti stringe il cuore
quando attraverso i suoi occhi riesci a vedere la magnificenza
del verdeggiare degli alberi, i tramonti che filtrano
tenui raggi di luce attraverso le ghirlande di fiori,
la rugiada che scende dalle foglie come le lacrime che
mi bagnano il viso.
Guardarla, e innamorarsi perdutamente di lei.
Candido sogno del cielo notturno.

