E’ come se tra le membra ti scorresse il veleno, il soffio del male, la voglia dell’oscuro, l’odio che ti divora. Strane sensazioni che vibrano nella tua mente, e solo quando l’oblio di una luce fioca si spegne, ecco che il ciclone buio di una voragine infinita, investe ed inghiotte i tuoi pensieri, le tue paure, i tuoi sentimenti, trasformando il dolce demone, nel più feroce degli angeli. Ed entra in una dimensione affascinante il cuore, piena di silenzi e urla, di supplizio incantata, cupa e tetra tra le vene del cielo e gli spruzzi neri della notte vaga l’anima, cercando tra fiumi di roseo fluido un segno, un solo attimo tra cui cercare la ragione dello sgorgare impetuoso del vitale liquido ribollente d’odio. Solo, inesorabile, ambizioso trofeo l’andare, l’adorare, il convincersi che il solo nemico, è colui che spense il profano, che l’incarnazione del più brutto delle teste del male sia l’ombra di colui che offusca le ardenti fiamme di un sole ancora lontano dal peccato di spegnere il suo ardore. L’odio che soffoca il respiro, l’odio che come il vento, di un soffio vitale profumato, penetra nella mente, e devasta ogni traccia dell’amor perduto. Ancestrale è il diletto, di un piccolo atto d’oscura magia che il dolente sentimento porta lontano da colui il quale fu tanto pazzo da possederne le briglie. E come dolce melodia, colpisce il bersaglio, devasta la ragione, e distrugge tutto quello che trova per la sua via. Lo spirito oscuro di una millenaria esperienza malvagia, possiede le chiavi del tuo sentimento più nascosto, il nero infinito dell’odio che tinge di sangue purpureo come su eburnee lastre fredde di vene che sforzandosi di battere pulsano d’un infido fluido che al simile emozionandosi di sconosciute brute sensazioni inietta veleni d’odio. Come notte gelida, pungente, vibrante di dolce musica linearmente disposta disordinatamente sulle dita della vendetta, penetra negli occhi del carnefice e lacera con lame fitte di pazzia e limate dalla cieca rabbia che attanaglia anche le viscere dell’anima più nobile, la voglia di scoppiare e di placare il dolce ronzio di una sconnessa melodia di marcia società corrotta che nell’animo sin dentro le sue ossa ha inculcato sbagliati valori oscuri e bui che rispecchiano il dormiente spirito, da migliaia d’anni sonnecchiante, che guardava al mondo come al suo grande e più malvagio capolavoro, senza accorgersi che anche lui, come tutta la corruzione che vibrava tra le sue carni, era invenzione dell’unica creatura che poteva uccidersi con il solo potere di imponenti sguardi e colpi d’odio a mannaie sanguinanti d’amore per quella stessa libertà di cui si era lui stesso privato. L’uomo è il custode dell’oscuro spirito dell’odio più tenebroso, e lo riversa contro i suoi stessi valori più nobili distruggendosi dentro. Ma ciò che più spaventa del buio tetro dell’odio è il modo in cui attua i suoi malefici intenti. Dall’oscurità di un soffio nelle tenebre, lo spirito del male risveglia il suo esercito, e con grande terrore percorre seminando dannazione le lande desolate del mondo, cercando i diavoli caduti dall’ambizione di volare dove solo gli angeli possono esistere. Ed è piacevole follia mutare con il male che vibra tra le membra stanche desiderose di un riposo eterno, e come la terra vaga senza meta nell’universo, cosi le paure colpiscono le emozioni più remote del cuore in lacrime d’odio per un’anima prigioniera della notte. Con sacrilego passo, entra nel cuore, e taglia, distruggendo con indomabile rabbia tutto l’amore che il cielo poteva contenere. La vendetta del male si è compiuta, la follia ha rapito la ragione, l’anima è stata bruciata dall’ardere del buio. Un viscido enorme nero sentimento percuote attraversandola la mia anima quando per gli specchi della vita viene riflessa la distorta immagine di una figura statuaria, eburnea, solitaria. Si scatena il fervore e l’odio tutto dentro l’antro oscuro del cuore, fino a riempirlo di strani sapori, che si riversano sul mondo isolandone sempre di più la bellezza di un universo parallelamente sviluppato all’interno di una culla graziosa, sprizzante gioia, ma vuota dentro, con all’interno solo il nulla della solitudine e dell’incomprensione. Riscaldato fino a scoppiare, riempito al punto di impazzire, represso, nascosto il sentimento dell’angelo sedicente invade l’umano spirito del controllo e sfocia in un’ondata di insaziabili impulsi purpurei nella testa della realtà che viene sommersa e affogata da millenarie reazioni, da vetusti istinti che colpiscono il gentile saluto delle persone che ci hanno scolpito i sogni. Incontrollabile, libero di diffondere desolazione e rimorsi, ricacciato nella sua tana viva nella carne, debole dinanzi all’incommensurabile superiorità dell’incostante tremolo dell’amore, pensa e medita la gelida vendetta materiale in atti spinti dalla follia dell’attimo, rimpianti per l’eternità dalla lucida visione del mondo, obbiettivo preferito dell’invidia che ha l’odio nei confronti della felice radiosità della gioia. Ciò che fa variare il colore del riflesso della lucidità è un impulso, un sogno del mondo che viene codificato dalla ragione come alimento nutritivo dell’oscurità che assetata di vendetta assale la bontà della pace e distrugge ogni riferimento alla mente. Un solo raggio d’ombra in un’oasi di luci colorate, come un filo torbido di pioggia che bacia l’arido suolo di un lucente ammasso di sabbia, cosi la parola può scatenare quello che tanto difficilmente era stato represso nelle profondità cupe dei torbidi canali della bolgia, concavi nell’inferno e colmi d’orrore. Lo voglio adesso. Il male in ogni sua forma, sostanza, manifestazione, l’assoluto che scaturisce dall’ignoto, voglio essere pieno del dolce fluido oscuro, che divora le viscere dei pensieri, sradica i valori morali, ancestralmente sbocciati nel cuore dell’uomo. Voglio dominare la paura, sgombrare la mente da ogni angelico pensiero, immaginare ovunque morte, sofferenza, stragi, ripagare con odio e distruzione l’indifferenza e la cattiveria, distruggere ogni ostacolo che mi separa dalla felicità. Eliminare il terrore dell’immaginario, varcare la soglia per divenire il nemico, per divenire ciò che ho sempre temuto, divorare la mia paura e tramutarla in odio, odio profondo nei confronti del mondo, nei confronti di tutte quelle persone che ostacolano il mio raggiungimento degli ignobili piaceri materiali, voglio uccidere, vedere persone piangere, supplicare, strisciare, voglio vedere mentre lo fanno, almeno per una volta, in modo che non siano solo loro a sapere che lo stanno facendo. Tutti si rendono conto che il mondo è una prigione, voglio uccidere tutti i miei prigionieri, rendere il male libero dalla materia, dominare le anime dei dannati, vivere nella corruzione, nella rabbia, in quanto di più meschino e deplorevole la civiltà umana abbia mai creato, e sapere di essere al di fuori di quella realtà, sapere di poter fare più male al di là di ogni umana concezione, sapere di essere il male. Solo dopo nefandezze impensabili, crimini impunibili, depravazioni spasmodiche, il deleritto attrito d’impulsi cessa il suo perpetuo moto di distruzione per placarsi assetato di riposo in una strana e seducente riflessione d’orrore. Il solo pensiero che nasce dall’offuscata mente invasa dalla rabbia defluita e trasformata in odio è solo quello di vederne i frutti con gli occhi della razionale attività di vita. Non sono pentito, non mi importa degli altri, ho fatto parte del male e ne gioisco. TI ODIO.

