• I
  • 18_19 anni (99-00)
Amore – Corpo

Fantastico in ogni suo mortale particolare, devasta il mio sentimento più profondo. Intramontabili le sue movenze, dolce poesia ogni volta che volteggiano i pensieri su quel paradiso che vaga in attesa di essere vissuto. Perfetto nei suoi lineamenti, in ogni cosa che si possa immaginare, remota la possibilità di possedere il suo più intimo segreto. Ogni volta che le mie braccia affondano le proprie emozioni in un abbraccio interminabile, bellissimo, unico, posso vedere che il suo collo è il posto più bello dove far posare i miei baci, dove poter sentire il sapore della sua pelle, il posto migliore da accarezzare con le labbra, dove affondare passionalmente i miei denti per sentire come solo un essere umano possa devastare le sensazioni dell’immortale spirito che possiede il mio essere. Sentire il mio abbraccio pieno di lei, stringerla fino a sollevarla e poggiarle la faccia sul petto, assaporare quei momenti come fossero gli ultimi che il mio essere uomo incarnato in terra dovesse vivere, solo per fissarla, mentre sorride, per una volta ancora. E quando ricade giu, ancora reggendosi alle mie spalle, poggiarle la fronte sulla sua, e guardarla negli occhi, perdermi nell’infinito delle sue espressioni, dirle quello che ho sempre desiderato, afferrarla per i capelli, sentire come siano morbide le sue guance, come sia liscia la sua pelle, guardarla, solo per il gusto di ricordare come sia fatta la sua faccia, cosi perfetta con i suoi difetti, cosi angelica con le sue fattezze, portare il divino dentro di me, sempre, sarebbe bellissimo. Cosi finito nello spazio, cosi insignificante nell’universo, cosi dannatamente vitale per la mia esistenza, come quando lo sguardo svanisce nell’estasi di ammirare l’infinito, i colori del cielo o gli spettacoli della natura, cosi le mie mani, con lo stesso forte desiderio, cercano le sue per stringerle, incrociarle, renderle speculari per sentirla parte dei miei sogni, per sentire che è vera, che è presente li, in quel momento, vicino a me, che potrei prenderla e scoprire fino a che punto la mente è invasa dal suo profumo. Non esiste sinfonia più melodica che il suo respiro, i suoi battiti, il fruscio del suo corpo sul candore della stoffa, ogni sua parola. I suoi sospiri quando accarezzo ogni parte del suo addome con le dita, quando con il viso riesco a sentire il calore della sua pelle poggiato appena sotto il suo petto, quando le tocco i polsi e le stringo i fianchi per baciarla. Leggeri soffi di nuvole per abbracciare la bellezza di mille colori pastello, intrecciati in rose di eburnea immobilità, vitrei riflessi sulle vetuste vie del paradiso, bianchi sospiri di purezza, che attraversano i varchi stretti e candidi di trasparenza perduta, al di sotto di immensi archi filiformi incastonati, preziosi di aurei mattoni a forma perfetta, cerchi divini simili ad argentei sprazzi di allegria, e la pura, semplice beltà del paradiso appare ad una anima come la terra delle passioni e della mortale terrestre bellezza appare ai miei occhi. Sei tu con tutte le tue indispensabili espressioni, con ogni tuo sorriso, esprimi la tenue luce d’oscuro che divaga sola nell’eterno deserto della mia mente, e disponi qualsiasi opera di pensiero al servizio della luminosa gioia di felici attenzioni rivolte alla bramosia di poter sentire il tuo corpo vicino al mio, sentire pronunciare dalle tue labbra quello che ogni giorno diviene la passione della mia vita, mentre le tue mani riscaldano il frigido pensiero di tenerti stretta, e avvolgono nel desiderio di riscaldare la tua bocca simile a boccioli baciati da fresca rugiada fuggita alla dea oscura con le dita in un momento unico, di ossessioni raggiunte, di sguardi perduti, avere il tuo corpo sopra di me, solo per sapere cosa si possa provare a raggiungere la felicità. Lontano dall’attimo durante il quale lo spazio accoglie l’abbraccio che gonfia di acqua di mare tenue traspare di cielo i miei occhi e sparge sui colori un velo di tristezza, è la scultorea tua felicità di un bacio regale offerto al rossore delle mie guance quando invece tremano di gelosa invidia le mie labbra colte dal bagliore del solo immaginario di essere soddisfatte e saziate dalla sete d’amore che arida le ha tenute sveglie assaporando il sapore divino della tua pelle. Cosa può esserci di più dolce al mondo che essere accarezzati dal calore del suo corpo mentre respira, distesa su di me, e sentire che il profumo dei suoi capelli tutti sparsi sulla mia faccia rende indimenticabile quel momento, interminabile quella sensazione. E mentre il fremito della sua pelle esplora ogni parte del mio corpo, le mie braccai si riempiono di sostanza, sentono che la vita scorre nel segno di una esistenza, e quando la luce le illumina il sorriso, e quando il sole ci sorprende in un divino momento, afferrarla per i capelli, stringerla e spingerla verso i miei desideri, strusciare le mani sulla pelle vellutata dal tiepido tepore del mattino, su bianchi morbidi appigli del mio vorace animo d’amore. Paradiso tra i miei occhi, poterle toccare i fianchi, sentire tra le mie dita le protettrici del cuore, poter alzarla, facendo scivolare vicino al mio petto il suo, aprire le mie emozioni alle sue parole, ed immaginarla è cosi estasiante sulla sabbia, mente stretta a me, sporca di dorata poesia parte della terra orgogliosa di averla creata, graffia i miei pensieri il vederla cosi, libera da ogni possibile inibizione, venire verso di me, e sognare l’infinito. Libero da ogni conseguenza di toccarle le mani, stringerle e portarle per baciarle alle mie labbra, soffio di puro colorito sentimento che veleggia attorno alla follia di quel tocco, sacro in ogni aspetto incantato il momento durante l’interminabilità del quale i nostri sguardi si emozionano scontrandosi con i pensieri di calda purezza che avvinghiano come tentacoli la mia mente al suo peggiore inferno, è il calore del suo corpo che accende la fioca luce della speranza, quell’insieme di perfette linee, curve e bellissime di grandissima adorazione, rivolgo ogni insano riferimento al divino, artefice, incauto, geniale, dio degli elementi, di cosa più bella, adorabile creatura, celestiale apparizione che madre terra abbia mai accolto tra le sue membra, e che io, simile a quello stesso dio che ha creato la gioia nei miei occhi saturi di troppe lacrime, gocce di paradiso, stringo tra le braccia invidiando un giorno, chi lo farà per sempre. TI AMO.

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Deriva dal cognomen romano Marcellus, tipico della gens Claudia, che era un vezzegiativo del praenomen Marcus (che, probabilmente, è un nome teoforico riferito a Marte).
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