• I
  • 18_19 anni (99-00)
Amore – Capelli

Il mio più grande desiderio da quando incessante il mondo si nasconde per la metà della sua vita nell’ombra dell’oscuro e volge una delle sue facce allo sgorgare ardente della vita, è quello di sentire la fatata sensazione di strusciare le mie dita tra fluenti fili di ambra fusa, come oro colante luccica tra i miei occhi la bellezza dei suoi capelli. Il sole che ha l’onore di donarle lo scintillio di mille riflessi dorati intorno all’aureo viso le colora i soffici miei desideri di un giallo profondo, che si intreccia e si scontra con il puro oscuro nero che rispecchia l’impossibilità di toccarli, costruendo una incommensurabile opera di beltà incastonata come gioielli sull’ambra liquida furente di spazio in un fantastico, angelico viso. Posato sulla sommità di un frigido pezzo di roccia, dondolato dal vento che riscalda il mio cuore di malinconia e raffredda di dolce terrore la mia pelle, mentre il tramonto sussurra ai miei occhi di seguire il sole sino all’orizzonte, mentre il profumo dell’acqua che si taglia sbattendo contro gli scogli inebria di celeste armonia i miei sensi, mentre il paradiso che sto vivendo piano si spegne con l’avanzare della candida luna, ammiro come l’oro dei riflessi cristallini della luce solare invade gli spazi d’ombra creati dal mare che incessante prosegue nel proiettare nei miei pensieri la più viva bellezza che si possa trovare su questo pianeta di dannazione. Mentre il mio sguardo viaggia lontano per scorgere la fonte dei mille colori che pennellano di colori ovattati dalla notte incombente l’orizzonte, mi rendo conto che questo spettacolo di casuali elementi mescolati ad arte dal divino crescere del mondo, non è nemmeno minimamente comparabile con il riflesso luminoso emanato dalla luce che colpendo i tuoi capelli li colora di una tinta ardente come il sole, piacevole come il luccichio dell’oro, profonda come le nuvole che giocano in un’opera universale che rischiara il cuore di milioni di altri, dannati a penare di passione perduta. Quando guardo l’immensità della volta celeste penso a come nemmeno le stelle più brillanti potrebbero eguagliare la bellezza del suo volto coperto da quei suoi finissimi, biondi capelli che la fanno apparire come un essere estraneo al genere umano, di una bellezza spropositata. Abissale. Dolci interminabili momenti di gioia passati solo nell’immaginazione di un tocco illuminato di passioni, sfuggevoli come lo spumeggiare delle onde, ingannevoli come il blu tempestato di innato marino profondo intenso cobalto, i tuoi sogni attraverso le mie emozioni, mentre il piacere di toccarti dove niente arriva, dove gli occhi non possono guardare, strusciare le mie dita attraverso l’aureo trono dei capelli, mente il pensiero viaggia tra le mille lacrime versate battendo come incudine il mio cuore pensando all’acqua che bacia il tuo viso, al mare che con il suo movimento incessante crea modellata dalle mani di un angelo che invidiosi della tua bellezza, a boccoli cadono sul tuo viso costruendo un tempo in cui i miei occhi esistono per sempre solo per guardare la meravigliosa creatura che mi si pone dinanzi, accarezzata dall’oro e che scatena la più rosea passione all’interno della mia profonda considerazione di divino, ci sei tu al di là di ogni onda, dietro ogni spruzzo candido imponente scultura di effimera melodia. A volte mi sento cosi perduto nell’abisso delle tue parole, che guardarti immersa in quella luce abbagliante ogni possibile impulso viene frenato dalla voglia di averti, accanto ai miei sogni, almeno per una volta solo per la passione di conoscere la sensazione che mi darebbero le tue mani sui miei occhi. Intrecci, di fantastica bellezza, incessanti sorrisi di luce che vagano nell’oceano dorato della fitta coltre di radici, bagnati di luccichii di fresca gioia innata in mezzo al verdeggiare sopito di una foresta immensa, nel suo candore, delle tue parole che echeggiano come pioggia che nutre le sue piante, nei silenzi della passione divoratrice di ogni piccolo sentimento d’amore. Tra le nuvole ci sei tu, con i tuoi raggi di sole che illuminano i miei occhi. Lucidi, leggeri, impalpabili, graffiando le tue guance, rendendo quell’attimo nel quale mi confondo con i tuoi sguardi un momento di intramontabile, romantica magia, velata dal languido bagliore degli sprazzi luminosi sparsi casualmente alla base del mondo nel quale vorrei porre per sempre ogni mia più nascosta sensazione, perderla nelle tue parole, vorrei poter cercarla tra le tue movenze, in mezzo a tutto quello che di te mi ricorda il vasto, infinito, mare d’amore che tengo stretto nel mio cuore e con il quale vorrei inondare di purezza ogni tuo pensiero. Ciò che evoca nel profondo della mia esistenza quell’insignificante fiocco aureo che sovrasta la bellezza do ogni forma estranea solo alla purezza della sua idea, non può che essere qualcosa al di fuori della naturale creazione del materiale, un brivido che travolge ogni singolo fremito del mio essere, scaturisce solo al pensiero delizioso di essere accarezzato dai tuoi capelli, dall’interno delle mie sensazioni e percorre ogni singolo sospiro che ho ancora la forza di affrontare. Un immenso calore che devasta il sorriso della bellezza, e che riscalda incessante, ogni sguardo rivolto alla tua purezza. Secoli trascorsi a cercare di rappresentare la perfezione, migliaia di colori dipinti, di parole scritte, di immagini ricordate per cercare l’immortale bellezza al di fuori di una qualsiasi logica comprensione, unica vera verità di sorrisi illuminato il viso di quell’angelo che nella sua semplice mortale follia tiene nascosto il segreto della vita oltre l’odio, lunghi dolci mossi torrenti di graziosi zampilli rivestiti dall’oro celano nella profondità della loro essenza il mio divino, quello per cui credere nella vita, la sensazione per la quale avvolge il mio animo la credenza di aver trovato quello che altri dannati hanno solo ipotizzato di poter cercare, la causa e la conclusione dell’amore, la perfezione materiale plasmata dalla volontà innata della terra, infusa di fluido vitale dall’immensità del mare, riflessa di sguardi dagli astri, sola, bellissima, lei sovrasta ogni adorazione, e il dolce rumore del vento che la fa apparire cosi disinvolta all’esistenza, che le gonfia i capelli e li sostiene nel vuoto dell’abissale invidia, è dolce dolcissimo soffio incantato per i miei sensi, a tal punto che, immerso nella spirale radiosa del tempo, emerge dall’infinito del marino siderale silenzio il desiderio dal mio cuore di possedere tra queste mani, tra queste braccia, tutto quello che di grande nell’amore esiste. Vorrei affogare nel biondo dei tuoi capelli. TI AMO.

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Deriva dal cognomen romano Marcellus, tipico della gens Claudia, che era un vezzegiativo del praenomen Marcus (che, probabilmente, è un nome teoforico riferito a Marte).
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