Macchiato.
Il mio cuore, tradito da sguardi dipinti tra le nuvole e colorati dagli angeli,
l’avevo posto ad ornamento tra le tue dita poichè non v’era al mondo
gioiello più prezioso per una creatura caduta dal cielo;
i miei sogni, posti come drappeggi ai tuoi piedi perchè niente su questa terra
potesse sporcare i tuoi sentimenti.
Mia dolce bambina, tutto quello che i miei occhi avessero mai desiderato
era dinanzi a me, nelle sembianze Reali dei miei pensieri, l’incarnazione
dell’amore adorno di iridi scure e profonde, scintillanti al volteggio bizzarro
e maestoso dei tuoi capelli neri, eri tu bimba, ed hai calpestato i miei sogni,
hai frantumato il mio cuore.
Lo stesso sangue che mi teneva in vita solo per guardarti sorridere, hai lasciato
che macchiasse le tue mani che stringevo e legavano i miei desideri
alle dolci sensazioni di sentirmi vivo.
Dolce nettare, riempi le mie vene per soffocare il cupo suono delle gocce
vitali che cadono a formare l’orrida pozza purpurea nella quale le mie
membra marciscono, e voi, sinuose spirali ondeggianti di fumo, date
aria a questi polmoni stanchi di sospirare, tenete in vita il mio spirito dannato
abbastanza per assaporare la tetra solitudine della Morte,
triste abbandono di ogni dolore, in questa notte ove le stelle più lucenti
riflettono il loro pianto nello strazio della disperazione.
Dolce luna, illumina d’argento queste lacrime, scaccia le ombre dal mio giaciglio,
perchè stanotte muoio da solo, affogato nel mio sangue e disteso sulla mia tomba.

