• I
  • 18_19 anni (99-00)
Solitudine

E solo sul lastrico delle più perdute lande della mia mente meditando sull’universo spero di poter trovare un giaciglio per un’anima immersa nella follia di voler vivere. E il tortuoso groviglio di immagini, emozioni e suoni come impetuosa tempesta scorre tra le pieghe grigie di tristezza di un’anima sola e piena di fantasia creando un mondo tra le cui fredde fondamenta alberga e vive una vita vuota di qualsiasi legame con l’immaginario di una realtà fittizia e crudele. Immerso in un fantastico limbo di disperazione, annegando in quelle lacrime amare piante solo per la paura di non affrontare quello che il mondo poteva dargli, o quello che gli uomini possono togliere, penso a tutto onnipresente, languore di un abbraccio strappato dal tempo e dalla vita. La solitudine è solo rinunciare al caldo sguardo della realtà, per tuffarsi nel gelido sorriso del sogno, dell’immaginazione più sfrenata per vivere ciò che la nostra mente costruisce. Il resto è un aureo dono divino, l’unico posto in cui siamo veramente amati, rispettati, capiti, l’unico luogo nell’universo all’interno del quale tutto capita quando vogliamo e tutto ciò che succede è esattamente ciò che desideriamo. Quando le porte del cielo si chiudono lasciandosi dietro un cigolio incredibilmente toccante e straziante, l’unica luce che può rischiarare i nostri pensieri è il sogno, il dialogo, la ricerca in sé stessi di tutte quelle emozioni che ci sono state negate. In un universo, separato dalla ragionevole realtà di questo mondo, seduto sui miei sogni, adagiato sulla leggera nuvola di sospiri, immerso in un’estasi di leggere note che formano melodie angeliche, tra i pensieri solo l’ossessione di una figura che mai si porrà dinanzi alle mie emozioni, contemplabile solo attraverso fittizi legami d’energia, osservabile solo grazie alla costituzione del mio amore. E quell’ambiente, con il volo negli occhi, la libertà di poter abbandonare le proprie sensazioni al mondo senza preoccuparsi di doverne pagare il tributo, veloce il pensiero attraversa le tortuose strade della mente che, alimentata dalla fioca luce di due soli, sogna e spazia sulle ali di un diavolo con le sembianze angeliche della bellezza, illuminata dalla purpurea luna che riscalda le mie membra. Ogni volta che guardo attraverso la luce della realtà mi accorgo come questa sia distorta da un’entità estranea, aliena da ogni umana concezione, sconosciuta nei luoghi più bui, poi mi accorgo di vivere nel riflesso d’ombra di questa luce, immerso in un mondo estraneo la conoscenza dei frutti più belli di tale realtà mi porta a pensare che le menti sovrane della ragione abbiano costruito un vivere storpio di ogni considerazione, estroverso nei contatti, istrionico per la mondialità dei progetti, ma fuori da qualsiasi schema ragionevole. Proprio quando penso che gli altri sono diversi da me, proprio in quell’attimo sento che il mio mondo si trova da un’altra parte dell’universo, la vita che cerco di portare a termine insieme a tali insulsi esseri è profondamente diversa dalla loro, i miei ideali sono differenti, e quando la fresca solitudine mi strappa dalle grinfie della belva feroce di corruzione, portandomi ai sentimenti puri decantati dall’ignoranza, vengo considerato come un estraneo, come quello che sono e che cerco disperatamente di nascondere per cercare di non pensare a cosa sia realmente la vita, la conoscenza a volte non è l’unico obbiettivo dell’uomo, il sapere che il mondo è differente da quello che vedono gli occhi del più infelice degli esseri è un peso enorme da sopportare, ma la consapevolezza di essere l’unico a poter vivere realmente l’esistenza senza essere considerato un alieno, rischiara la tempesta che divampa nel mio spirito. Languidi lamenti tra le mille scintille della pioggia che come dolce melodia aggrazia le membra di infiniti sospiri, il verde cristallino che luccica attraverso un mondo di finzioni, riesco ad udire e a riconoscere tra molti altri che gridano, e mi emoziono al pensiero di essere l’oggetto dei desideri di un angelo caduto dal cielo e ferito dalle terribili ingiurie del mondo. Questo è il mio più grande desiderio, che matura e tesse radici nel mio animo come le candide nuvole dell’astro ricoprono di solitudine la terra, dimora del più gratificante dei sogni, dolce di gocce di natura, che mai l’universo dei sensi abbia avuto modo di servire. E perso nel giaciglio dei miei solitari squilibri, tutto questo invade la mia mente mentre l’argento fluido inonda di malinconia il mio cuore e le spine del tempo pungono con ardore impareggiabile la mia pelle. Nulla di più bello per conciliare l’amaro pensiero di lei che si dimena nel sonno sognando, forse desiderando, l’immenso piacere di essere amata da un cavaliere mascherato che cela dietro la realtà l’immaginario dell’irreale fantastico di un amore perso, come gli altri, tra gli spruzzi dello spumeggiante oceano di sguardi di cui si riempiono i meandri della fantasia quando realizzo che i suoi sogni non mi riguardano, che dietro a quella dannata maschera non ci sono i miei occhi gonfi di lacrime. Steso tra le braccia del dolore, immerso nel pianto pallido di un oscuro ritaglio di mondo, debole e impaurito dalla vita, il ricordo delle mie emozioni esala il respiro fresco della voglia di esistere. Subito soffocato dall’ira dell’essere il già compiuto, dell’essenza dell’indole, dei caratteri dell’ambiente cosi roseo e vellutato agli occhi degli ignari, ma cosi tetro e miserabile riflesso attraverso i liquidi della dannazione. Cresce dentro di me il desiderio di felicità, non insita in alcuna delle incarnazioni di questa realtà, rubata da qualcosa di ineffabile, di etereo che invano imprigionato nella carne sono riuscito ad afferrare. Sperduto tra mille pensieri differenti e contraddittori vivo l’illusione di trovare un giorno almeno un elemento costitutivo dell’immateriale sentimento, rinato assieme alla mia gioia nel peggiore degli universi. E calmo il dirompente assillante vivido gravido di disperazione desiderio ultimo di abbandonarsi alla ferocia di me stesso assale rabbioso il pensiero di alzarmi e continuare a seguire quell’ombra che da tempo immemorabile conosco nei suoi più intimi segreti di morte. Tanto tragico sembra l’avvenire, tanto buio il prossimo tramonto che l’unico spiraglio di una luce tenue e rarefatta, sembianza di angelo, filtra dalla sola idea di annerire ogni orrida visione per conoscere finalmente l’infinito della purezza, l’innata bellezza di sentirsi libero, parte di energia che era mutata in ignobile sostanza pensante. Solo la morte. Sola tra tante. Il terrore di vivere nel vuoto di una vita infelice, il disprezzo per ogni atto di bontà offertomi per trasformare l’apatia regina del mio spirito in qualcosa di irraggiungibile appieno, e quello che potrebbe accadere se decidessi di cambiare l’istinto in razionale deduzione, mi inducono a pensare che queste stelle, questi fluidi, queste lune, questi duttili sporchi spruzzi di vita, siano stati posti nel posto sbagliato, nell’ambiente sbagliato. La colpa è solo di una mente crudele e debole, che nasconde tra le membra insane della bellezza creduta, tutta la forza e la logica interpretazione che fosse possibile ottenere da un insignificante ammasso di carni. Forse nemmeno la mia ragione di vita potrebbe salvarmi, ma adesso STRINGIMI, MI SENTO SOLO.

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Deriva dal cognomen romano Marcellus, tipico della gens Claudia, che era un vezzegiativo del praenomen Marcus (che, probabilmente, è un nome teoforico riferito a Marte).
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