Il suo nome
Col naso schiacciato su un vetro freddo e bagnato,
mi ritrovo a guardare le case fradice d’acqua,
il cielo grigio, cupo d’un tetro color nero.
Cumuli immensi di panna leggera erano terribilmente pesanti,
rese ancor più cupe dallo scuro candore che quel giorno aveva invaso il mio cuore.
Frastuoni incredibili spezzavano l’aria intorno a me,
grandi vampate di luce mi urlavano il suo nome,
tra acqua interminabile e foreste profondamente segnate dalla sua furia.
Tempesta, ti amo.
Come l’acqua prigioniera della notte
mi bagni di dolci onde salate d’amore.
E sotto la luna trovo i tuoi capelli che disturbano il mio eterno sonno.

